Test di Rorschach

La stampa delle Tavole di Rorschach

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L’edizione autentica di “Psychodiagnostik” di Hermann Rorschach, stampata nel 1921 che l’Istituto conserva nella sua biblioteca

Da quando per la prima volta, nel 1921, vennero date alle stampe le dieci macchie di Rorschach, fino a qualche anno fa, gli unici editori che ne hanno curato tutte la pubblicazione sono stati due: il primo fu Bircher, che mantenne i diritti per poco tempo e, successivamente, Hans Huber (giovane apprendista di Bircher), che li rilevò ed iniziò a stamparle dal 1927 ad oggi.

L’Istituto, nella sua biblioteca, ne possiede, tra le altre, due serie: una del 1932 ed un’altra datata 1948.

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Una delle edizioni delle Tavole originali di Rorschach in possesso dell’Istituto, stampate nel 1932

Chiaramente le tecniche di stampa nel corso degli anni sono andate evolvendosi e, confrontando le prime edizioni delle macchie di inchiostro, ormai ingiallite, con quelle di oggi, si possono osservare piccole differenze cromatiche e chiaroscurali tra le diverse serie.

Queste differenze saltano agli occhi solo ad esperti o a chi ha potuto osservare gli stimoli attentamente, paragonando direttamente le tavole una di fianco all’altra. Ciò nonostante, proprio a causa della distanza di molti anni tra la stampa delle differenti edizioni, queste minime variazioni non hanno pregiudicato l’omogeneità degli stimoli, consentendo studi, confronti e ricerche nazionali e transculturali con il Test di Rorschach.

È infatti importantissimo, nella pratica professionale, che le macchie non mutino affinché i riferimenti statistici ai quali si fa riferimento siano direttamente riconducibili a somministrazioni fatte con i medesimi stimoli. Fino ad oggi, infatti, tutte le tarature in vigore nei vari paesi sono state ricavate con le macchie stampate dalla Huber e non altre.

Anche le minime variazioni delle serie originarie delle epoche passate, alle quali si è fatto cenno in precedenza, sono comunque state recepite in tutto il mondo e ciò  ha consentito di mantenere sempre un fattore di omogeneità.

Cosa succederebbe se cominciassero a diffondersi serie di macchie di inchiostro derivate da quella originale, ma create, ad esempio, tramite tecniche fotografiche che, per quanto sofisticate, le possono soltanto copiare?

Nessun editore, fino a poco tempo fa, ha pensato di realizzare una propria edizione delle macchie di inchiostro di Rorschach, alternativa a quella originaria, sia a causa dell’esistenza di un copyright (ora venuto meno per decadenza temporale), sia per l’impossibilità di reperire le macchie originali da cui le stampe derivano oppure anche perché non è nota la peculiare tecnica di stampa e di miscelazione di colori, appannaggio esclusivo di Huber. L’unica ipotesi possibile, in questi casi, sarebbe quella di fotografare le macchie originali.

Come già sottolineato, l’utilizzo della stessa serie di macchie in tutto il mondo ha garantito, fino ad oggi, l’omogeneità dei risultati scientifici alla base dell’applicazione del test e si correrebbe un enorme rischio scientifico se le macchie cominciassero a cambiare a seconda di chi le edita, ossia la difficoltà di confronto tra esaminatori dovuta a stimoli potenzialmente differenti.

La stessa International Rorschach Society, l’organismo mondiale più accreditato, al quale sono iscritte e fanno riferimento tutte le Scuole o Istituti più importanti del mondo, è fortemente critica di fronte a questa possibilità e ammonisce chi utilizza serie diverse da quella originale, anche per preservare il rigore scientifico alla base del confronto tra professionisti che, ogni tre anni, si incontrano ai congressi internazionali, portando il risultato dei loro studi e ricerche.

Da poco tempo in Italia è stata stampata una nuova edizione delle macchie, a cura di un altro editore, rispetto alla quale, appunto, l’International Rorschach Society si è espressa in termini negativi.

Alla luce però del fatto che esiste il rischio che vengano immesse sul mercato serie “alternative” a quelle originali è anche auspicabile che lo stesso Huber mantenga alta l’attenzione rispetto alla qualità della stampa, evitando il più possibile variazioni tra le diverse edizioni.

Roberto Cicioni
Tommaso Caravelli

 

ottobre 29, 2016

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