Test di Rorschach

Vita di Hermann Rorschach l’inventore del Test delle Macchie

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H. Rorschach nel 1910

Questo scritto, liberamente tratto dagli studi biografici di H. Ellenberger e di E. Bohm, intende ripercorrere la vita del geniale psichiatra Hermann Rorschach, che in età molto giovane, nell’arco di soli dieci anni di intensa ricerca empirica profondamente influenzata dal fermento storico e culturale dell’epoca, rese la “Klecksographie” (il gioco molto in voga in Germania a cavallo tra ‘800 e ‘900 del creare figure piegando un foglio su cui era stato schizzato dell’inchiostro) il primo ed unico test proiettivo psicometrico, divenuto oggi patrimonio professionale di tutti gli psicologi a livello mondiale.

Hermann Rorschach nacque a Zurigo l’8 novembre 1884. Della madre, Philippine Wiedenkeller, non si hanno notizie di rilievo, mentre del padre, Ulrich Rorschach (1853-1903), che lavorò per alcuni anni come pittore a Zurigo, sono giunte sino a noi alcune opere. (Per vedere alcune opere del padre di Rorschach clicca qui)

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Classe del 1899 – E’ presumibile rintracciare nella figura del maestro il padre di Rorschach, vista la somiglianza straordinaria con Hermann.

Hermann crebbe, assieme ad una sorella e ad un fratello, a Schaffhausen, un paesino della Svizzera settentrionale vicino alle cascate del fiume Reno, dove il padre fu impiegato come insegnante di disegno. Qui Hermann perse la madre quando aveva 12 anni ed il padre a 18.

Della gioventù di Rorschach si hanno poche notizie, soprattutto quelle circa una buona carriera scolastica, con una peculiarità che risale all’epoca del ginnasio, quando dai suoi coetanei fu soprannominato “Klex” (macchia), coincidenza curiosissima questa che ci piace far risalire al fatto, anche se non certo, che già si divertisse con la “Klecksographie”. Forse questo nomignolo si riferiva anche al lavoro ed alla passione del padre Ulrich e Rorschach stesso, d’altra parte, aveva una grande attitudine artistica che lo portò a sentirsi indeciso nel proseguire gli studi sull’arte oppure sulla biologia. Per quanto riguarda “Klecksographie” sappiamo che Hermann Rorschach fu profondamente influenzato dall’opera letteraria di Justinus Kerner, medico psichiatra tedesco che, nel 1857, pubblicò “kleksographien”, un libro nel quale poesie e versi erano associati a macchie di inchiostro. Anche nell’ambito della psichiatria vi erano già stati tentativi di impiegare le macchie di inchiostro nella ricerca, principalmente come prove di immaginazione (leggi a tale proposito nel Blog l’articolo sulla “Storia del Test di Rorschach“). Non deve sorprendere l’ influenza che la cultura dell’epoca ebbe su Rorschach.

Hermann e Olga
Hermann e Olga

Tornando alla vita di Rorschach, all’età di 19 anni intraprese gli studi di medicina deciso a diventare psichiatra, terminandoli con una tesi di laurea sui sintomi collegati alle allucinazioni riflesse. Durante questi anni di formazione viaggiò soprattutto tra Germania, Russia e Svizzera. Si appassionò tantissimo alla cultura russa, studiandone anche la lingua (oltre al russo, studiò anche il tedesco, il francese e l’italiano). Conobbe in questi tempi la donna che nel 1910 sarebbe divenuta sua moglie, Olga Stempelin, una dottoressa di origine russa, madre dei suoi due figli, Elisabeth (nata nel 1917) e Wadin (nel 1919). Esiste oggi un libro, facilmente reperibile sul web ed in lingua tedesca, sulla coppia Olga ed Hermann Rorschach.

Jung davanti alla clinica Burghölzli
Jung davanti alla clinica Burghölzli

Il suo perfezionamento come Psichiatra iniziò prestissimo nella rinomata Clinica Universitaria Burghölzli di Zurigo, diretta da E. Bleuler, nella quale quest’ultimo, assieme a C. G. Jung, cominciava ad applicare allo studio delle psicosi, le appena nate idee di S. Freud sull’inconscio. Sappiamo, in particolare, che tra il 1907 e il 1908 Rorschach ebbe occasione di seguire alcuni corsi tenuti da Jung sull’isteria e che rimase profondamente influenzato dalle ricerche ed idee dell’analista. In particolare Jung stava svolgendo ricerca presso il Burghölzli di Zurigo con il suo Test di associazione verbale (in pratica, la lettura ad un soggetto di un elenco di parole, a cui questi doveva rispondere con la prima parola che gli veniva in mente). In queste ricerche Jung utilizzò indicatori, che in vario modo si trovano anche nell’opera di Rorschach, quali il “tempo di reazione”, la “perseverazione” ed il “rifiuto”. Anche i costrutti Junghiani di “complesso a tonalità affettiva”, di “introversione” ed “estroversione” furono assimilati da Rorschach, ma adattati in una differente concezione che traeva origine dall’elaborazione dei risultati della sua ricerca empirica con le macchie di inchiostro. In Psychodiagnostik (1921) dedicherà una pagina per descrivere e specificare i differenti modi di intendere l'”introversione” tra lui, Jung e Freud.

Dal 1909 al 1913 il giovane psichiatra lavorò nella clinica cantonale di Münsterlingen. Proprio in questi anni, precisamente nel 1911, cominciò i suoi esperimenti sulla “percezione” ed associazione con le macchie di inchiostro con gli allievi di una scuola, grazie all’amicizia di vecchia data con il loro insegnante e affiancando alle macchie inizialmente a anche il Test di associazione verbale di Jung. Questi primi tentativi proseguirono anche in seguito con i ricoverati nelle cliniche psichiatriche in cui Rorschach ebbe occasione di lavorare. La clinica dove lavorò più a lungo nella sua breve vita, dal 1915 fino alla morte, fu quella di Herisau del cantone di Appenzell, dove fu medico capo. Gli abitanti di questo cantone della Svizzera nord-orientale, gli appellenzesi, si incontrano in Psychodiagnostik (1921) spesso comparati da Rorschach, a quelli del cantone di Berna. In un paragrafo sulle ricerche etniche e sociologiche comparative che il materiale sperimentale con le macchie di inchiostro da lui raccolto avrebbe consentito, analizza, come esempio, la diversa indole e cultura di queste due popolazioni svizzere, i bernesi più introversivi e riservati, mentre gli appellenzesi più extratensivi ed attivi. Tali caratteri e modi di essere qualitativamente distinti li riscontrò con il Test tanto negli Svizzeri “normali”, che nei suoi pazienti psicotici.

Prima del 1921, però, la ricerca con le macchie di inchiostro si alternò con altri e differenti interessi psicoanalitici, in primo luogo quello per le sette religiose svizzere e sui fondatori delle stesse.

Rorschach era, prima di tutto, un uomo e uno psichiatra del suo tempo e, insieme a C.G. Jung, E. Bleuler, L. Binswanger, O. Pfister, A. Maeder, fu uno dei primi sostenitori in Svizzera della Psicoanalisi. Era tenuto in grande considerazione, tanto da essere eletto nel 1919 vicepresidente della nuova associazione svizzera di psicoanalisi. Questo fecondo interesse, da cui nacquero tantissime pubblicazioni psicoanalitiche, sottrasse moltissime energie al lavoro con le macchie di inchiostro. Basti pensare che Hermann Rorschach credette, ad un certo punto, che le opere più importanti della sua vita sarebbero divenute le indagini da lui condotte sulle sette religiose, tema questo che lo appassionò fino alla morte.

Solo grazie alle sollecitazioni ed alla passione dei primi suoi allievi ed amici, tra cui principalmente E. Oberholzer, H. Zulliger, W. Morgenthaler, intorno al 1917 il test di interpretazione delle forme divenne però il suo principale impegno, che sfociò rapidamente nella sistematizzazione delle proprie ricerche ed intuizioni. Da lì a breve infatti, nel 1918, il manoscritto Psychodiagnostik era già pronto, per diventare l’opera, che sarebbe divenuta la più importante per Rorschach e per la psicologia più in generale, ed egli aveva solo bisogno di trovare un editore. Non fu cosa facile né rapida: moltissimi editori la rifiutarono. Solo nel 1920 Morgenthaler, che nel 1954 in un suo scritto racconterà questo “parto complicato”, riesce finalmente nell’intento di far pubblicare sia il libro, presso la casa editrice Bircher di Berna, sia le Tavole, che originariamente erano in realtà 15 e che furono ridotte a 10. Questo fatto, a parere di chi scrive, è quantomeno controverso in quanto in nessun passo di Psychodiagnostik Rorschach accenna a questa possibilità ed ai motivi che l’hanno portato ad una scelta diversa. Nel 1921 Psychodiagnostik (Psicodiagnostica) vide pertanto la luce. Venne data alle stampe in un migliaio di esemplari. Era la prima volta che si usava il termine “Psicodiagnostica”, che oggi designa un’attività fondamentale di noi psicologi e che Rorschach coniò ufficialmente quasi cento anni fa.

Purtroppo l’opera non destò interesse, rimase incompresa ed anche osteggiata tanto dai critici della psicoanalisi, quanto dagli stessi psicoanalisti. Basti pensare che tra le sue pagine non vi è neanche un breve accenno all’interpretazione psicoanalitica e che la metodologia e l’impostazione originaria di Rorschach era legata a sigle, indici e numeri, quindi alla statistica, e scevra dai riferimenti simbolici. Gli esemplari venduti furono quindi pochissimi e quando Rorschach morì l’anno dopo, nell’aprile del 1922, giovanissimo all’età di 37 anni, per un’appendicite non curata, molte copie del suo libro erano ancora rimaste invendute presso l’editore.

Morì quindi, verosimilmente, convinto del fallimento delle sue ricerche scientifiche con le macchie di inchiostro, lavoro che considerava ancora aperto ad ulteriori sviluppi ed approfondimenti. Fece però in tempo a lavorare ad alcune serie parallele (BE-RO in particolare) e ad apportare alcune migliorie al suo sistema. Nel 1922, pochissimi giorni prima di morire, tenne una conferenza, pubblicata postuma in appendice a Psychodiagnostik sull’interpretazione al “cieco” di un protocollo Rorschach dell’amico Oberholzer, durante la quale introdusse nel suo metodo le risposte Volgari (Banali o Popolari), il Chiaroscuro, rifletté ancora sul possibile ruolo di quelle che oggi conosciamo come cinestesie secondarie e accennò ad alcuni spunti di interpretazione contenutistici e simbolici (Attrazione per l’Asse Centrale, Contenuto Architettonico).

Non è un caso che questo libro rappresenti ancora oggi la base comune ed imprescindibile per chiunque si avvicini a questo strumento e, soprattutto, per qualunque Sistema esistente oggi, che da esso trae origine, avendo Hermann Rorschach, tra le altre cose, accennato ai possibili futuri sviluppi del suo reattivo di cui sfortunatamente non si poté occupare.

Leggi a questo proposito l’articolo sul Blog “Storia del Test di Rorschach” per continuare a seguire le vicissitudini che ebbe l’opera Psychodiagnostik e la serie di dieci macchie di inchiostro dopo la morte del loro creatore. Entrambe cominciarono a “viaggiare” per il mondo, diffondendosi soprattutto, grazie ai suoi allievi, a partire dagli anni ’30, arrivando a psicologi e psichiatri, più o meno illustri, che ne intuirono la complessità, la rigorosità ed il potere investigativo e che ne tramandarono l’uso ai propri praticanti. Nel nostro Paese arrivarono prestissimo nelle mani di Carlo Rizzo (1932), fondatore del Metodo Scuola Romana Rorschach (1938). Passione, impegno, intelligenza ed acume di tutti questi studiosi hanno poi fatto il resto. Sono nate negli anni e nelle diverse culture teorie e linguaggi diversi, differenti modi di intendere quale sia il canale migliore per ricavare informazioni sulla personalità di un individuo attraverso le macchie di inchiostro, ma tutti sono accomunati dalle intuizioni geniali che Hermann Rorschach aveva, se non già approfondito, quantomeno indicato nei pochissimi anni in cui ebbe modo di cominciare ad elaborare il suo pensiero sul funzionamento dell’essere umano, a partire dai dati empirici ricavati dalla somministrazione delle macchie di inchiostro.

Tommaso Caravelli

Roberto Cicioni

 

ottobre 31, 2016

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