Test di Rorschach

A proposito della banalizzazione delle macchie di Rorschach nei media

Questo breve scritto vuole proporre alcuni spunti di riflessione sulla banalizzazione e conseguente disinformazione che colpiscono le nostre competenze e conoscenze tecniche, in particolare il Test di Rorschach, quindi sulla scarsa coesione all’interno della nostra categoria riguardo l’importanza di tale strumento nella professione e sulla conseguente inefficacia degli interventi del nostro Ordine per contrastare, bloccarle o perseguire tali fatti.

Capita infatti, sempre più spesso, che le macchie di inchiostro vengano visualizzate a sproposito su internet ed in televisione e mentre i più accorti tendono a far vedere macchie inventate, spesso per timori legati al copyright, altri invece più improvvidamente utilizzano quelle originali.

In un’epoca in cui il bisogno di colpire lo spettatore e di attrarne l’attenzione è vitale per questi circuiti pseudo informativi, le macchie spesso vengono sfruttate come un canale comunicativo affascinante e misterioso, che colpisce l’ignaro e passivo fruitore, anche se non di rado le informazioni specifiche legate al test sono approssimative e spesso completamente sbagliate.

Non a caso viviamo in un epoca nella quale l’opinionista, e non il tecnico o lo specialista, è chiamato a parlare e ad approfondire temi anche di rilevanza scientifica.

Le macchie di Rorschach, più di qualsiasi altro test, hanno da sempre suscitato un interesse sia in operatori del settore della psicologia e della ricerca che nell’osservatore più casuale. Le macchie sono un sicuro attrattore visivo perché spesso appunto vengono prospettate non come un qualcosa di scientifico e rigoroso, ma come uno strumento dal potere misterioso in grado di studiare la psiche umana. Chi utilizza questo mezzo nella maniera sopra esposta è spesso però qualcuno che non ha contezza di cosa stia dicendo, a volte non è neanche uno psicologo, unica figura professionale veramente competente tra quelle abilitate ad utilizzare tale tecnica e quindi a poterne dare informazione. Esistono invece molti siti internet assolutamente non professionali che parlano delle macchie, le presentano, le criticano, rivelano risposte potenziali da dare al test, non si capisce esattamente con quale obiettivo professionale o economico. Esistono anche delle app per telefoni cellulari ed altri supporti che consentono di sottoporsi al test, più o meno scherzosamente e con pochi euro, per ottenere la stesura di un profilo di personalità, si immagini soltanto quanto scientifico e affidabile.

Ma in questo breve scritto innanzitutto di televisione si vuole parlare, un mezzo che, soprattutto in questi ultimi anni, ha eletto a supposti esperti di una qualche materia, persone che in realtà sono soprattutto “famose”, più che capaci e professionalmente ineccepibili. La tv stessa pian piano crea tali personaggi, spesso scelti per avvenenza fisica o per caratteristiche che li rendono in un qualche modo allettanti per il loro modo di porsi di fronte ad una telecamera, alimentandone la fama attraverso i programmi. Tali personaggi spesso si convincono a tal punto di essere ciò a cui la tv li ha eletti, che tendono a disquisire su qualsiasi materia, emettendo pareri o giudizi su argomenti che non hanno stretta attinenza con le loro competenze, professioni e reali conoscenze.

In alcuni programmi di diffusione di massa, non sempre vengono chiamati veri esperti di una qualche materia perché i discorsi diventerebbero molto più brevi, esaustivi e chiari. Là dove il vero obiettivo è lo “spettacolo” televisivo, l’assenza dell’ormai usuale contraddittorio polemico fondato su opinioni, e non su reali elementi di conoscenza, potrebbe essere condizione poco attrattiva e non creare un terreno favorevole all’audience.

Succede poi, come accaduto qualche tempo fa, in una trasmissione televisiva molto popolare nella quale si parlava dell’uso del test in criminologia, che uno Psichiatra e non uno Psicologo, quindi il rappresentante di una categoria che di base non ha specifiche competenze riguardo la psicodiagnostica mediante i test, ha espresso un giudizio che rischia di essere altamente disinformativo rispetto al Rorschach. Questa trasmissione già in passato e senza nessun reale motivo, aveva mostrato le macchie accompagnate da vaghe notizie in merito al funzionamento ed appunto ne ha nuovamente fatto vedere alcune, presentate questa volta addirittura in gigantografia, una in una posizione opposta rispetto a quella standard. Lo Psichiatra avrebbe sostenuto, senza però argomentazioni tecniche specifiche, che il Rorschach è un test che da solo non consente di fare una diagnosi, pur se ci vogliono anni per apprenderne la pratica (anni inutili ci viene da pensare). L’affermazione dello Psichiatra è in parte potenzialmente fondata, ma sa il pubblico cosa sia una diagnosi psicologica nella sua complessità e di quanti supporti necessiti oltre ai colloqui clinici? È comunque senza aver chiarito cosa si intenda per una “diagnosi”, per come è stato esposto il concetto, è sicuramente passato il fatto che questo test non serve rispetto a ciò che si propone di fare. Saremmo molto curiosi di sapere poi come sia possibile fare, attraverso pochi colloqui, in un carcere, spesso con molte persone che osservano, una descrizione del funzionamento psico-affettivo di un individuo, ovvero una diagnosi funzionale precisa ed analitica senza l’ausilio di strumenti oggettivi, tra i quali il Rorschach è sicuramente il più utile.

Notizia poi assolutamente falsa e priva di qualsiasi fondamento, è che il Rorschach sia un test ormai in “disuso” e che “nei tribunali non si usi più”. Affermazione che sinceramente colpisce molto tutti coloro che invece frequentano i tribunali, come noi.

E non è soltanto un mero punto di vista, ma la pratica sul campo quella che conferma che il Rorschach è un test comunemente utilizzato nel contesto forense, ed ogni volta che lavoriamo, soprattutto nell’ambito penale, gli Psichiatri con i quali cooperiamo (che raramente accettano di dibattere della loro materia in televisione) ci incaricano invariabilmente di somministrarlo, utilizzando appieno le informazioni che emergono per la perizia che si sta svolgendo. Non è ancora oggi stata inventata una tecnica migliore e più efficace di questa per descrivere la personalità in ogni sua sfaccettatura.

Qualche giorno fa, nella stessa trasmissione, lo stesso Psichiatra si è fortunatamente ricreduto presentando, più esplicitamente, affiancati al colloquio i test, ed il Rorschach in particolare, come gli strumenti della perizia psichiatrica. Sfortunatamente ancora una volta in gigantografia dietro di lui erano visibili gratuitamente e senza nessun motivo alcune macchie originali, sotto un titolo che riportava inspiegabilmente il nome del test in maniera errata (Rorscharch).

Da più di un ventennio ci occupiamo di formazione sulla psicodiagnostica di Rorschach in tutta Italia e senza falsa modestia, siamo sicuramente qualcuno che eccelle in questa materia e che sa esattamente chi la usa e come. Nelle centinaia di corsi che abbiamo tenuto e in quelli teniamo su questa tecnica, la presenza di Psichiatri è meno dell’uno per cento e quindi questo vuol dire che, non soltanto nel loro piano di studi non è prevista questa materia, ma che è molto raro che tale categoria si impegni in un piano formativo che colmi tale vuoto, nonostante in assoluto non sia loro vietato somministrare test. Come non era loro vietato fare psicoterapia senza aver fatto nessuna specializzazione. Tutti noi Psicologi sappiamo a nostre spese, cosa voglia dire avere a che fare con tale casta. Il nostro Ordine, nulla ha mai potuto per regolamentare o vietare tutto questo. Siamo una categoria troppo giovane, senza riconoscimento da parte dell’esterno, senza potere economico e, soprattutto, senza quella coesione interna che darebbe forza a tutti noi, visto che più volte ci è capitato ascoltare finanche professori universitari, ovvero coloro che concorrono all’abilitazione di tutti noi a fare i test, dire che il Rorschach è uno strumento che “non serve”. Affermazione questa tipica di chi disquisisce di Psicologia ma che non lavora sul campo.

Una cosa negli anni abbiamo imparato: chi lavora praticamente con un qualsiasi strumento non lo banalizza mai, anzi tende a non esporlo ad un pubblico poco esperto che inevitabilmente ne coglierebbe solo l’aspetto più superficiale. Chi lavora con alcuni strumenti, nello specifico con il Rorschach ed in particolare nei tribunali sia civili che penali, sa esattamente che questa tecnica è presente ovunque e che è tra le più utilizzate, perché si presta come nessun’altra ad essere adoperata in un contesto criminologico di imputabilità o di genitorialità ed affidamento minori o di valutazione di un danno. Chi banalizza le macchie facendole vedere in trasmissioni che esulano da un contesto professionale reale e scientifico, dando per di più notizie non sempre fondate in merito, in realtà è molto difficile che lavori veramente con il test, perché, se così fosse, ne riceverebbe lui stesso un serio danno.

Ogniqualvolta le macchie vengono esibite in televisione o su internet, affiancate ad informazioni distorte, viene procurato un danno diretto alla nostra professione, non soltanto perché viene messa in dubbio la reale efficacia di questa tecnica, ma perché le possibilità investigative del test diminuiscono se le macchie al momento di una somministrazione sono state già viste. Sappiamo bene infatti che far vedere le macchie, citare possibili risposte oppure offrire spiegazioni ed informazioni sul meccanismo interpretativo del test, ne attenua l’efficacia investigativa poiché suggerisce strategie interpretative all’esaminato.

Ma aspetto ancora più grave, questa pratica è, a nostro avviso, cosa deontologicamente scorretta.

Dobbiamo purtroppo anche constatare che la nostra categoria di Psicologi non ha una grande influenza dal punto di vista della comunicazione e del riconoscimento sociale delle sue competenze e specificità.

In questa grande confusione purtroppo l’Ordine professionale non contribuisce in modo sensibile a difesa della nostra categoria, intervenendo solo a volte con tentativi inefficaci, visto che gli episodi di divulgazione popolare e non scientifica si ripetono invariabilmente con elevata frequenza. È di qualche tempo fa una “scherzosa e falsa somministrazione” del test di una supposta giornalista ad una cantante, in un presunto programma culturale, con tanto di gigantografia delle macchie.

L’Ordine degli Psicologi, in realtà, ha dei limiti ad intervenire anche al proprio interno, là dove alcuni colleghi, spesso anche professori universitari, che hanno quindi grande facilità nel rivolgersi a platee vastissime e per questo altrettanto grande responsabilità, attaccano questa tecnica ritenendola inefficace se non, peggio, inutile. Tutto questo in modo antistorico e nonostante quanto viene recitato dal nostro codice deontologico e quanto certificato dall’abilitazione professionale. La psicodiagnostica ed i test sono un nostro patrimonio professionale che non può essere attaccato da chi cerca di procurarsi facile pubblicità su internet o in tv. Auspichiamo pertanto una maggiore coesione all’interno della nostra categoria professionale che consenta di vedere bloccate e perseguite le banalizzazioni e la disinformazione rispetto alle nostre conoscenze e competenze.

 

Roberto Cicioni*, Tommaso Caravelli**

Agosto 2015, aggiornato Ottobre 2017

* Direttore Istituto Rorschach Forense , ** Presidente Istituto Rorschach Forense

ottobre 17, 2017

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