Test di Rorschach

Le tavole di rorschach sono tarocchi? Riflessioni sulla paternita’ delle macchie di inchiostro.

In questo breve scritto intendiamo stimolare alcune riflessioni sull’influenza che il fermento culturale di fine ‘800 ed inizio ‘900, in particolare in campo letterario, artistico e psicoanalitico, ebbe sul giovane psichiatra Hermann Rorschach e sulla creazione del suo test delle macchie di inchiostro.

Di conseguenza ci interrogheremo su quale sia l’effettivo contributo di Rorschach al sapere di tutti noi, psicologi e psichiatri. Per cosa dobbiamo ricordare Hermann Rorschach? Per dieci cartoncini colorati?

Chi tra noi psicologi veramente conosce il Test di Rorschach, perché lo studia con genuina passione e, soprattutto, lo utilizza concretamente nella sua pratica professionale, non banalizza e scredita le macchie di inchiostro per farsi pubblicità, semmai tende a difenderle ed a stimare chi le ha non solo create ma, soprattutto, ha intuito, elaborato e poi trasmesso a tutti noi il “sapere” per utilizzarle nella diagnosi psicologica Leggi sul blog “La banalizzazione delle macchie di Rorschach nei media”. Senza il manuale Psychodiagnostik (1921), che iniziò a diffondersi dopo la morte di Rorschach, insieme ai dieci cartoncini colorati, nessuno di noi avrebbe appreso come somministrare il Test, codificare le risposte ed interpretare i risultati.

Il Test di Rorschach ha più di cento anni di studio e di storia. Le macchie di Rorschach sono patrimonio e strumento professionale di una comunità di psicologi e medici smisurata e transculturale. Il reattivo di Rorschach è stato al centro di numerosi congressi internazionali ed ha generato una mole di studi e di ricerche scientifiche talmente estesa da avere pochi eguali tra i test psicologici. Tutto questo ha avuto origine dall’intelligenza e dalla felice miscela di intuito e sistematicità del giovane psichiatra Hermann Rorschach Leggi sul blog “Storia del Test di Rorschach”.

Rorschach visse, si formò alla psichiatria e lavorò, nella ricerca e nei manicomi, durante gli stessi anni in cui la psichiatria, la letteratura e la società tutta, cominciavano ad essere permeate dalle nuove idee psicoanalitiche e da queste fu, naturalmente, profondamente influenzato, unendosi subito ai primi seguaci di Freud e divenendo successivamente vicepresidente della società psicoanalitica svizzera. Viaggiò molto per la sua formazione, soprattutto si recò più volte in Russia. Di lui scrive Ewald Bohm: “Hermann Rorschach fu un uomo dotato di un’intelligenza multiforme e poco comune. L’interesse e la sensibilità per l’arte (disegnava in modo eccellente) furono in lui congiunti ad una profonda conoscenza della storia delle religioni, del folkore e della psicopatologia e ad un grande talento per le lingue. Egli parlava correntemente, oltre il tedesco, francese e italiano e anche il russo e conosceva le migliori opere della letteratura russa” Leggi sul blog “Vita di Hermann Rorschach”.

Il giovane Hermann, prima ancora dell’uomo e del medico, era un adolescente del suo tempo, con la passione per il disegno, la pittura e per l’arte in generale. Il padre aveva aperto uno studio di pittura in Zurigo e faceva l’insegnante di disegno. Non deve dunque sorprenderci che fosse stato attratto dal passatempo molto in voga tra i giovani in Germania a cavallo tra ‘800 e ‘900 del creare figure piegando un foglio su cui era stato schizzato dell’inchiostro (kleksographie), né che fosse soprannominato dai suoi coetanei “macchia” (Klex). Rorschach, in maniera verosimile, da adolescente, non solo praticava questa attività ludica, per piacere o per gioco, ma conosceva sicuramente le opere del medico psichiatra tedesco Justinus Kerner, che molti anni prima che lui nascesse, nel 1857, scrisse “Die kleksographien” un libro, pubblicato postumo nel 1890, nel quale poesie e versi erano associati al carattere evocatore di macchie di inchiostro. A tutto questo, non costituisce certamente una novità, H. Rorschach si è ispirato per ideare le sue macchie, senza che la paternità delle stesse possa gratuitamente o per simpatia essere attribuita a Justinus Kerner, relegando a Rorschach invece il ruolo di “taroccatore”, idea che circola in modo assolutamente arbitrario e infondato. Tanto varrebbe dire che il Test di Rorschach non è di Rorschach, ma del Sandro Botticelli o che le macchie di inchiostro non sono di Rorschach, ma di Leonardo da Vinci, il quale ne aveva intuito le potenzialità evocative (nel Trattato sulla Pittura) e sollecitato gli artisti ad utilizzarle per stimolare la loro creatività, fantasia ed inventiva.

Da psichiatra, negli anni successivi, è presumibile che Rorschach sia stato stimolato dai tentativi dei, non certo sconosciuti, Binet ed Henry che nel 1895 utilizzarono le macchie di colore come prova per differenziare le persone rispetto alla capacità di immaginazione.

Senza scomodare rinomati personaggi, in Psychodiagnostik, trattando della fantasia, Rorschach cita un suo contemporaneo, S. Hens, ed analizza lo studio da questi pubblicato in Zurigo nel 1917 intitolato “Prove di immaginazione in scolari, adulti e malati di mente, per mezzo di macchie di inchiostro prive di forma“. La Klecksographien appunto. I limiti dello studio di Hens, a parere di Rorschach, erano quelli da una parte di limitarsi alla considerazione degli aspetti contenutistici delle interpretazioni e dall’altra di considerare soltanto il concetto di immaginazione, senza indagare la percezione e la comprensione (assimilazione, elaborazione intellettiva, integrazione associativa), ossia i processi percettivi alla base delle ricerche di Rorschach. Hermann Rorschach era, pertanto, un ricercatore attento a quello che la psichiatria stava elaborando in materia prima e durante i suoi studi.

Hermann Rorschach dunque non deve certamente essere ricordato come l’inventore della forma grafica delle macchie di inchiostro. Senza nulla togliere alla sensibilità di Justinus Kerner ed alla sua bellissima e poetica idea di associarvi dei versi. Rorschach ha attinto a questi ed altri e più pertinenti elementi già presenti nella sua cultura e nel panorama scientifico, elaborandoli in una prospettiva originale che non ha precursori, di livello superiore e soprattutto materialmente utile a tutti noi, perché ha spinto in avanti il “sapere” della psicologia e della psichiatria, potenziandone le possibilità di indagine sul funzionamento dell’essere umano. L’autentica invenzione di Rorschach, in questa prospettiva, si chiama “siglatura“, ossia il linguaggio delle macchie di inchiostro, tramandandoci il quale ci ha donato il primo e unico test proiettivo psicometrico, oggi patrimonio professionale di tutti gli psicologi a livello internazionale.

Ma al di fuori di un sistema di siglatura standardizzato e condiviso e di un “Metodo” scientifico, che detti le regole di utilizzo e di interpretazione, le macchie di Rorschach, come qualsiasi altre macchie, non sono altro che dieci cartoncini colorati (Cicioni, “La formazione Rorschach in Italia e la Scuola Romana Rorschach“)[1], il cui utilizzo arbitrario entra nel regno del fittizio e dell’artificio, analogo, questa volta sì, a quello dei tarocchi.

Tommaso Caravelli

Roberto Cicioni

 

[1] La formazione Rorschach in Italia e la Scuola Romana Rorschach Roberto Cicioni. Articolo originale in lingua spagnola estratto da: Revista dela SociedadEspañoladel Rorschach Y Métodos Proyectivos (S.E.R.Y.M.P.)- Numero Extraordinario 13-14,  2000-2001.

ottobre 17, 2017

0 responses on "Le tavole di rorschach sono tarocchi? Riflessioni sulla paternita' delle macchie di inchiostro."

Lascia un Messaggio

Su
2016 - Tutti i diritti riservati